"Lavoro, famiglia, disponibilità". Per Bagnasco non c'è tempo da perdere

“L’ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resteranno scritte nella storia”. Lo ha detto oggi il Presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, durante la prolusione rivolta ai vescovi di tutta la penisola in occasione dell'apertura dei lavori della 65° Assemblea generale dell’episcopato italiano, aggiungendo che “non bisogna perdere l’opportunità, né disperdere il duro cammino fatto dagli italiani. Pensare alla gente – ha concluso – questa è l’unica cosa seria. Insieme è possibile”.
16 AGO 20
Immagine di "Lavoro, famiglia, disponibilità". Per Bagnasco non c'è tempo da perdere
“L’ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resteranno scritte nella storia”. Lo ha detto oggi il Presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, durante la prolusione rivolta ai vescovi di tutta la penisola, aggiungendo che “non bisogna perdere l’opportunità, né disperdere il duro cammino fatto dagli italiani. Pensare alla gente – ha concluso – questa è l’unica cosa seria. Insieme è possibile”.

"A noi Pastori – prosegue Bagnasco nel suo intervento - sta a cuore non una formula specifica, ma i principi che devono ispirare la vita politica e, più in generale, il vivere sociale. Come sempre, non possiamo non pensare anche al nostro amato Paese. Tanto più perdurando la gravissima crisi che investe l'Europa e il mondo, e dopo un periodo di non piccoli passaggi istituzionali". Soffermandosi sulla situazione politica attuale il Presidente della Cei ha sottolineato come "le vicende che hanno segnato il nostro Paese sul piano politico e istituzionale devono far riflettere e innescare un serio esame di coscienza: tutti abbiamo bisogno di convertire il cuore e la vita, ma questa generalizzazione non può essere intesa come una sorta di 'male comune' assolutorio, specialmente se si portano responsabilità pubbliche".

“Abbiamo visto, ad alti livelli, gesti e disponibilità esemplari che devono ispirare tutti; ma anche situazioni intricate e personalismi che hanno assorbito energie e tempo degni di ben altro impiego, vista la mole e la complessità dei problemi che assillano famiglie, giovani e anziani".

E tra questi problemi, per Bagnasco, è "Il lavoro la lama più dolorosa nella carne della gente". Lavoro inteso come “un elemento fondamentale per la dignità di una persona”. Il vero statista è colui che ha “la capacità di affrontare il presente con gli occhi del futuro” perché, ha proseguito il cardinale durante il suo discorso d’apertura dei lavori della 65° Assemblea generale dell’episcopato italiano, "La società contemporanea è al bivio: non solo le singole coscienze sono chiamate a un risveglio, ma anche la coscienza collettiva deve scuotersi dal torpore etico-spirituale che genera un modo di pensare talmente fluido, che le emozioni individuali diventano l'unica realtà, fino a sovrastare la vita degli altri", talora anche "in forme violente".

A riguardo Bagnasco cita "la ricorrente violenza sulle donne a cui assistiamo con raccapriccio”, domandandosi se questa “non indica il deserto di quei valori spirituali e morali così spesso denigrati o derisi come merce vecchia da buttare in soffitta?".

Infine l’elogio della famiglia, “patrimonio incomparabile dell’umanità” che “ancora una volta ha dato prova di sé rivelandosi il primo e principale presidio non solo della vita, ma anche di energie morali e di tenuta sociale ed economica”. Da qui la paura di Bagnasco che si chiede “fino a quando potrà resistere senza politiche consistenti, incisive e immediate?”. La famiglia per il Presidente della Cei è "un bene universale e demolirla è un crimine. Affonda le sue radici nell'essere dell'uomo e della donna e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere. La famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari – ha aggiunto Bagnasco -, che in modo felpato costituiscono un 'vulnus' progressivo alla sua specifica identità e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall'ordinamento".